Cortometraggio sull’aborto: non esiste la neutralità su temi di vita

(Fonte: prolifeinsieme.it)

Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di replicare all’articolo https://www.retisolidali.it/interruzione-di-gravidanza-la-liberta-di-scelta-ce-davvero/

Luna, protagonista di “Sette settimane”, diretto da Enrico Acciani e presentato al Bif&st di Bari

Mi chiedo: varrà davvero la pena di vedere questo cortometraggio? La mia non è una domanda retorica e non intende essere offensiva, ma non sono sicura che la narrazione del film possa davvero essere rivoluzionaria, perché dall’intervista del regista, che spiega il film, emergono i soliti luoghi comuni sull’aborto: prima di tutto che questa è una questione che riguarda la donna, dimostrando come ancora una volta l’uomo non voglia assumersi responsabilità sul figlio che insieme alla donna ha concepito; poi, il solito luogo comune sulla “difficile scelta della donna, forse la più difficile della sua vita”.
Questo non è vero, è ora che si squarci il velo sulla verità sugli aborti: come rilevato nell’articolo, dalla relazione sulla 194 presentata dal Ministero, con più di un anno di ritardo (si riferisce al 2022) sono aumentati moltissimo (63.651 bambini cui è stato negato il diritto di vita) ma soprattutto sono aumentati tra le minorenni e c’è stato un incremento spaventoso della vendita delle pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo, che possono avere anche effetto abortivo. Giustamente si fa notare nell’articolo che la RU486, pillola abortiva, si può anche ordinare online, così la donna si carica dell’aborto “faidate” e della sofferenza che ne deriva.
Chi guadagna da tutto ciò? Le case farmaceutiche evidentemente, alle quali si paga il prezzo di questa sudditanza nei confronti dell’aborto.
I numeri sono spaventosi, sono dati oggettivi, sarebbe il caso di partire dalla verità per fare affermazioni che invece, da quello che si legge, corrispondono semplicemente alla ideologia corrente.
La libertà di scelta, in qualsiasi circostanza, comporta conoscenza delle varie opzioni, consapevolezza di ciò che si sta per fare e, nel caso specifico dell’aborto, di quali siano i soggetti coinvolti (mamma, bimbo, papà), delle conseguenze reali per la donna. Nulla di tutto ciò viene affrontato nell’articolo. E, da quanto si legge, nemmeno nel film in questione: dichiarare di non essere né pro aborto né pro-life qualifica immediatamente la direzione del prodotto.
Quanto sarebbe stato bello e utile per il nostro Paese avere invece un cortometraggio che spaccasse, completamente controcorrente!
Mi dispiace vedere ancora una volta uomini e donne in ginocchio davanti alla mentalità abortista che ormai ha permeato l’Italia , da quasi mezzo secolo, dall’approvazione della legge 194/78. Sarebbe il momento di alzarsi in piedi a dire che forse, questa impostazione preistorica, per il bene delle nostre generazioni future, andrebbe abbandonata.

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato ”Pro-life insieme”

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