Torino, ”Medici del mondo” sull’aborto non offre la vera libertà alla donna

(Fonte: prolifeinsieme.it)

Egregio, Direttore,
Chiedo cortesemente diritto di replica all’articolo https://www.viveretorino.it/2025/03/21/a-torino-the-unheard-voice-medici-del-mondo-accende-i-riflettori-sullaborto-in-piemonte/44793/

Non entro nella diatriba partitica, non è mia competenza. Io, come attivista per la vita, cioè da “antiabortista”, vorrei proporre alcune riflessioni, perché mi sta a cuore il senso vero della libertà della donna di scegliere, se correttamente informata, non solo della realtà del bimbo che sta per eliminare, ma anche dei dolori e dei drammi, dopo l’aborto,  che si troverà ad affrontare in solitudine totale.
La presenza di operatori a favore della nascita, nei consultori e/o negli ospedali, è dovuta alla ottemperanza dell’articolo 5 della legge 194/78:
(…) Art. 5. Il consultorio e la struttura socio-sanitaria; oltre  a  dover  garantire i necessari accertamenti medici, hanno  il  compito  in  ogni caso, e specialmente quando la richiesta  di  interruzione  della  gravidanza sia motivata dall’incidenza  delle  condizioni  economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna  e  con  il  padre  del  concepito,  ove  la donna lo consenta,  nel rispetto della dignità e della riservatezza della  donna  e  della  persona  indicata  come  padre  del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione  della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
Per garantire a tutte le donne una vera libertà di scelta, è moralmente obbligatorio informarle delle opzioni alternative all’aborto, ma anche della realtà di quanto accadrà loro: il 96% dei biologi di tutto il mondo conferma che la vita umana inizia dal concepimento; il cuore del bimbo batte a 20 giorni, quando la mamma inizia a sospettare di essere incinta: deduzione, l’aborto altro non è che la soppressione di un essere vivente appartenente alla specie umana. Questa è verità scientifica, non di fede. La donna va informata del significato vero dell’aborto, come delle sue conseguenze psichiche: la sindrome post aborto è un male che devasta il cuore della mamma mancata, per decenni, come confermano gli psicologi che aiutano a elaborare il lutto, non sempre riuscendoci. E per le donne credenti, i preti raccolgono confessioni disperate e reiterate di chi si sente in peccato per non aver accolto il bimbo.
Quindi, a conclusione, per la libertà della donna, è giusto che operatori a favore della vita siano nei consultori, negli ospedali, ovunque si possa aiutare una mamma a non uccidere il proprio bimbo con l’aborto. Lo dobbiamo a noi donne.

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente “Pro-life insieme“

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